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Quegli anni fortunati senza smartphone |
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Non si può che cominciare così: parlando dei bif, famosi ghiaccioli di una volta; della spuma, chissà cosa c'era dentro, ma quando andava giù era un godimento unico; delle tante leccornie di quei tempi senza grandi pensieri, la cui bellezza si perdeva nelle estati che non finivamo mai. Giornate che iniziavano dopo pranzo e restavi fuori fino alle otto, allora non esisteva ancora il tempo pieno. Conservo con nostalgia alcune foto di mio padre, anni Trenta, alla guida di splendide automobiline a pedali, del chiosco dove gustavo i frappè. Anch’io anni dopo avrei portato spesso i miei figli sui grilli in “Giardino”, luogo magico che nessun “parmigiano del sasso” si sarebbe mai sognato di chiamare Parco Ducale. Presente e futuro non si costruiscono senza pensare a come eravamo, a ciò che facevamo, meglio ancora alle poche cose che potevamo fare: interminabili partite a pallone, con qualsiasi tempo. I più balordi in porta, se eravamo pochi si giocava a “porta romana”. Oggi c'è il nuoto, la palestra, la scherma e i corsi di danza. La strada e il cortile non sono più scuola di vita, sono solo ricordi sfumati nel tempo. Questo libro di brevi racconti, di gustosi episodi, mi ha ricordato molto della mia adolescenza, ma anche della diversità temporale: come non ricordare l'11 luglio ’82, quando l'Italia vinse il Mundial Spagnolo anche con un gol di Tardelli, nato nel '54 proprio come me. Lo incontrai una sola volta, all'inaugurazione di una delle nostre librerie Feltrinelli, e parlammo a lungo di quel tiro. Senza dimenticare Mick Jagger, grande rock star con un che di magico, che poco prima dell’inizio uscì sul palco vaticinando: “L'Italia stasera vincerà 3-1”. Poi le“festine” a casa di qualche amico, maschi brufolosi e ragazzine con le calze corte. Procol Harum obbligatori, con quel lento fantastico: “A Whiter shade of pale”, in italiano “Senza luce”, ideale per stringere la ragazza che ti piaceva e stava proprio ballando con te. A proposito di musica, ho letto una cosa sconcertante che ben rappresenta il cambiamento dei tempi, rispetto agli anni raccontati da Alessandro: con gli amici andavamo a “sentire i complessi”, come li chiamava mia mamma con un termine direi obsoleto. Gli anni Settanta sono stati meravigliosi, aver visto i Genesis a pochi metri da me in una discoteca nel veronese, in un pomeriggio di una domenica qualunque, ancora oggi suscita emozioni. Invece… Il Corriere di qualche giorno fa ha presentato gli U2 in concerto a Las Vegas, e già qui avrei qualche perplessità, in un luogo chiamato Sphere: una sfera, appunto, dove vieni completamente travolto da immagini da ogni parte, un bombardamento che dura un paio d’ore. La musica arriva da sopra, da sotto, dal basso e dall’alto. Sei praticamente avvolto, circondato da immagini e suoni, tant'è che il redattore è arrivato ad affermare che la presenza dei musicisti sul palco forse fosse quasi inutile. Ma come? Una volta si andava per “sentire” i suoni, scoprire gli strumenti, chitarre Gibson oppure Fender. Non è possibile, la tecnologia non può sostituire il cervello e far vedere e sentire quello che gli fa comodo: il che rende il tutto ingiudicabile. Perchè allora esistevano solo i vinili per ascoltare musica, usando giradischi che gridavano vendetta. L'Hi-Fi era di là da venire e ci si doveva accontentare, pochi avevano impianti degni di questo nome; ma ne erano gelosi e manco ti facevano entrare in casa. Vogliamo anche accennare alle cabine telefoniche? Ricordo di essermi servito di quella davanti a casa per telefonare ad un amico, quando l'8 dicembre del 1980 spararono a John Lennon. C'erano molti cinema, in centro: Centrale, Orfeo, Capitol, Lux, Ariston, potevi entrare anche se il film era già cominciato, oggi sarebbe impensabile; e i pop-corn? Manco con l'immaginazione avresti potuto assaggiarli. Via Sassari non era nemmeno asfaltata nel ‘63, quando la mia famiglia si trasferì, la neve gelava e rimaneva per un sacco di tempo mentre ora non nevica praticamente più. Il quartiere ove abitavi contava molto, quelli dall'altra parte di via Trento erano praticamente cittadini di un’altra città; gli spostamenti erano limitati, la nostra città era il quartiere, la strada, il cortile, il campo da calcio spelacchiato, un pallone di cuoio che quando pioveva diventava granito puro e faceva male solo a sfiorarlo, ma quello era e ti dovevi adattare. Ricordo la Lucia, una vecchia sporca all'inverosimile: viveva nel greto della Parma in una vecchia corriera, con diversi cani, in mezzo ad un “rudo” notevole. A noi ragazzini faceva un po' paura, tutti la evitavano quando girava per il quartiere per cercare qualcosa da mangiare. Nello stesso luogo oggi c'è via Europa, con un traffico impossibile, allora solo argine e ponte ferroviario. Vorrei ringraziare Alessandro, autore di questo libro, per la meticolosa e nitida ricostruzione di una Parma che non esiste più; non solo, anche di azioni e abitudini scomparsi dai radar dei ragazzini e dei giovani di oggi. Ogni racconto, ogni situazione è punteggiata da divertenti commenti in dialetto, che fortunatamente oggi qualcuno si preoccupa di preservare con divertenti doppiaggi di film famosi. A proposito, ho bevuto molte spume al bar di Via Alessandria: le avrò pagate tutte? Un piccolo dubbio mi assale |
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Prefazione al libro Generazione Bif di Alessandro Freschi e Andrea Benecchi Kriss editore Parma 2023 |
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| Autore : Roberto Ceresini Ottobre/2026 |
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