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OBLIQUI


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“Il titolo non dice tutto, è solo un aspetto del progressivo deterioramento del fin qui conosciuto. Sembra ieri, ma in tanti pensano: vorrei che quel tempo non fosse mai finito. Svaniti i ricordi, resta solo la rabbia. Sarebbe stato meglio andarsene, contemporaneamente. Ora siamo in attesa di noi stessi.”

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Click! Buonanotte. La fine è il vero inizio. Le unghie grattano i muri della vergogna, scorticandosi come motivo di orgoglio. Chi c’è adesso? Chi avrebbe meritato di esserci? Una roulette russa con una pistola puntata in volto chiamata vita. Nessun dramma, solo una semplicissima e fugace occhiata verso quello che chiamavano azzurro, ora così lontano. Speranza di soffocare la noia del quotidiano attraverso la fuga: no, non funziona. Piuttosto la scelta consapevole di lasciare la comodità per addentrarsi nel labirinto del dubbio, ricco e pregno di magie, incubi a mente serena, domatori di sensi. Crescita zero, disastro moderno: il tutt’intorno corre veloce, mentre noi, alcuni di noi, non omologabili per cui classificati come schede nulle, camminano vagando alla mercè d’un mondo irriconoscibile. Colpa di non riuscire nell’adeguamento oppure volonterosa anarchia? Insomma, che vadano a fare in culo coloro che vogliono decidere per altri, chi usa il denaro come mitragliatrice, gli ipocriti che sorridono, piangono, sorridono nuovamente nel loro cinematografico esercizio quotidiano. Non delusione, ma rivalsa. Non si ascoltino i castrati che s’inventano eroi di cinque minuti, che sia al bar o alla presidenza d’un futile e temporaneo potere. C’è chi nasce dritto, c’è chi nasce obliquo, c’è chi si fa scegliere, c’è chi sceglie, c’è chi crede di scegliere, c’è chi tende mani a volte pulite, a volte sporche di sangue e piscio. La puzza si sente da lontano, ma arriva da vicino: mai chiudersi, ma restare sempre aperti agli altri, per gli altri, negli altri. Poi il profumo si paleserà. L’inconsueto fa paura, dà fastidio, crea immediati rancori, ma eleva. Mosca bianca o pecora nera? Stereotipi in via di estinzione, in quanto compresi in un piano di una vergognosa e mai sazia pulizia. Il primo e unico comandamento dev’essere: resistere. Nelle proprie azioni, nei propri pensieri, nelle proprie sfide, quindi ruttare in faccia agli impotenti della gioia altrui. Le anime perse, come veniamo chiamati, si uniranno in un’unica entità e sarà eterna energia da donare. La gratuità è il vero domani. Nessuna banalità, retorica vietata: solo verità di occhi stanchi di assistere allo stesso anonimo e scontato film, bocche stravolte nel mangiare merda zuccherata, orecchie spente per non ascoltare l’inutilità ormai padrona. Noi ci saremo, scomodi e sorridenti, inquietanti e dormienti per finta, nobili nei gesti e mai scontati: stiamo arrivando.

Abbracci diffusi.

 

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Ascolti Inerenti

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  Brian Eno – Third Uncle (1974) – ossessiva, abrasiva, frenetica.

 

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  Comus – Drip Drip (1971) – irruente, impetuosa, folle.

 

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  Pere Ubu – The Modern Dance (1978) – rumorosa, inquietante, destrutturante.

 

Autore : Andrea Pintelli, Agosto 2026