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Ascolti inerenti March of the Pigs – Nine Inch Nails Liar – Rollins Band Firestarter – Prodigy You Suffer – Napalm Death Hell Broke Luce – Tom Waits
La rabbia è una stanza che ha dimenticato di avere pareti. Entri e trovi tutto al proprio posto: il tavolo ancora apparecchiato, la sedia spostata, il bicchiere con dentro un’acqua che sa di ferro. Solo tu sei fuori posto, che continui a respirare come se il mondo non avesse appena commesso un reato. La rabbia non urla ed è il suo travestimento più economico. Essa parla piano; si siede accanto a te mentre tutti dormono e ti mostra le crepe nel soffitto, i denti marci delle promesse, le mani che ti hanno accarezzato soltanto per capire dove colpire meglio. La rabbia è una creatura precisa; non rompe gli oggetti: prende nota di chi li ha rotti. La rabbia ha una memoria indecente; conserva il tono esatto di una voce, la pausa prima di una bugia, il millimetro di disgusto comparso sulla faccia di qualcuno quando hai smesso di essere utile. La rabbia non dimentica niente perché, in fondo, non si fida nemmeno del tempo. E allora cresce; sotto la lingua, dietro gli occhi, nelle unghie. Ti trasforma lentamente in un animale che conosce la grammatica. La rabbia sa contare. Conta le volte in cui hai detto che andava tutto bene quando non lo andava affatto. Conta le porte che hai chiuso senza sbatterle per sembrare migliore. Conta persino i secondi che hai aspettato prima di rispondere a un messaggio, come se la dignità potesse essere misurata con un cronometro. E mentre conta, diventa intelligente. La rabbia non ti rende cieco, ma terribilmente capace di vedere. Vedi che certe persone chiamano pace la propria comodità. Vedi che il perdono, a volte, è soltanto il nome elegante dato alla stanchezza. Vedi che ci sono porte che non sono state chiuse: sei stato tu a essere lasciato fuori. E vedi soprattutto la cosa peggiore: che non sempre hai ragione. La rabbia odia questa parte, perché vuole essere innocente. La rabbia, all’inizio, è quasi educata: ti sistema la bocca mentre parli, ti insegna a sorridere con un dente in meno. La rabbia è una pessima contabile: tiene ricevute di tutto, ma perde soltanto quelle che la riguardano. Ed è per questo che conserva cose inutili, che lei mastica senza inghiottirle. La rabbia vuole un colpevole intero, senza crepe, da appendere al muro come un animale impagliato. Ma la realtà è più sporca: anche tu hai lasciato qualcuno davanti a una porta fingendo di non essere in casa. La rabbia non sopporta le sfumature, siccome le considera complicità. Per questo divora. Prima lo fa con le scuse degli altri, poi con le tue. Successivamente, quando non trova più niente, comincia a mangiare il futuro. Resta lì, infine, con la bocca piena di cenere. E scopri che non volevi vendetta, ma qualcuno che almeno una volta, dicesse: “Sì. È successo. Ti ha fatto male. Non eri pazzo.” Ma nessuno lo dice. Allora la rabbia si alza, si mette il cappotto ed esce. E per strada, sotto una pioggia che cade verso l’alto, finalmente capisci cos’è: non il desiderio di distruggere il mondo, ma il rifiuto, ancora vivo, di lasciargli l’ultima parola. Abbracci diffusi.
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| Autore : Andrea Pintelli, Ottobre 2026 |