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Può essere molto simpatico parlare di questi piccoli
libri dove troviamo i più grandi del rock e del jazz accostati alla filosofia dei più grandi pensatori come ad esempio lo
Schopenauer del titolo?
Se mettiamo la cosa sull’ironico e divertente si,
senza troppa serietà. Perché questi volumetti approfondiscono temi o aspetti
che l’appassionato rock detesta o non gliene frega assolutamente nulla.
Sono tanti questi libretti da Zappa a Robert Wyatt e
poi Hendrix i Genesis ma anche David Sylvain e Wayne Shorter e quindi un ampio
spettro di musicisti, rock, jazz, avanguardia, fusion termine da eliminare, ecc.
ecc.
Proviamo a vedere se gli argomenti sono interessanti e
come si puoi coniugare musica rock o
jazz con Platone o Hegel, per esempio nel caso degli Zeppelin si parla di forme
dionisiache e edonismo sessuale, fa molto ridere abbinare Plant e gli altri a
questi termini, però se entri in profondità, i concerti dei nostri erano feste
totali, musica e esibizioni molto partecipate, quindi uno stato di esaltazione
eccessiva, appunto dionisiaca, e insieme il raggiungimento di un piacere molto
intenso, il bene come fine supremo dell’uomo se ci aggiungiamo il sesso siamo a
cavallo, tutti gli atteggiamenti di Plant, pantaloni attillatissimi che
mostrano forme e scroto in evidenza, Page la cui chitarra è usata come
prolungamento del suo sesso, Bonham che percuote la batteria selvaggiamente,
mentre Jones statuario potrebbe rappresentare la razionalità minima del gruppo.
I Genesis portano una sorta di filosofia del teatro,
con brani che vedono Gabriel con travestimenti vari, a seconda dei pezzi
eseguiti, ad esempio in The Fountain of Salmacis, dove si narra dell’incontro
tra l’Ermafrodito e la ninfa Salmace brano ad effetto eseguito nella prima
tourneè italiana nel 72.
Il gruppo ha successo da noi, dove esiste una forte
tradizione scenica con la commedia dell’arte dal 500 al 700 più o meno, con
grande uso di maschere in teatro.
Molti dividono il gruppo in due fasi distinte, prima
con Gabriel e poi con Collins; innegabilmente sono cambiati e hanno saputo
comunque rinnovare e non ripetere stili e melodia del passato, e di questo va
dato merito.
“Posso dire con certezza, non con orgoglio ma con
disprezzo, che alla fin fine non ho mai fatto un disco rock in tutta la mia
vita” riporto questa significativa frase di Robert Wyatt eppure prima con i
Soft Machine, poi con i Matching Mole infine da solo ha come si può dire
portato il rock su livelli diversi dal mainstream imperante.
Ho sempre pensato fosse marxista e seguisse logiche
ben diverse dal mercato capitalistico del mondo musicale, nell’album Rock
Bottom penso sia all’apice della sua storia musicale, la biografia dal titolo
Different Every Time di Marcus O’Pair uscita anche in Italia è lettura
importante per ogni appassionato di musica moderna.
Ma Jimi Hendrix è soggetto molto adatto ad analisi
profonde, entra in ballo Parmenide per esempio, mica roba da ridere, mentre sui
Queen l'analisi è molto attenta e profonda, le origini della famiglia di
Mercury sono di etnia Parsi e quindi dediti al culto di Zoroastro, l'autore si
spinge a trovare similitudini con i testi, in particolare Bohemian Rapsody, con
la religione, il che mi pare un po' spinto, ma che comunque segue un filo
logico interessante.
Su David Bowie ci sono molti ragionamenti, legati a
Linsday Kemp, per esempio, ma anche a Oscar Wilde, Bowie ha mutato diciamo
pelle e musica in corso d’opera, da Ziggy a Heroes, da un certo legame con il
glam alla collaborazione con Eno, oppure al rock puro con i Tin Machine.
Sono argomenti che dobbiamo pensare e frequentare, non
si può rimanere solo appassionati, ma approfondire per godere ancora di più
della musica che ci piace, oppure capire che stiamo sbagliando ed esagerando la
valutazione di qualcuno, per cui questi piccoli volumi sono un aiuto, spesso
divertente, discutibile se vogliamo.
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