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RE NUDO
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“Re Nudo nasce nell’ambito di una società di mutuo soccorso, per
riportarci a pensare che stiamo sbagliando direzione, che è necessario
riconnetterci con noi stessi. E questa non è fantasia, non è esoterismo, è
saggezza.” Fabrizio De André
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Mi ricordo bene quando
andavo alla libreria Feltrinelli in via Repubblica a comprarla, entravi e a
sinistra c'era una fantastica parete di riviste, politiche, del movimento, di
cinema, musica. Qualche anno dopo sarei entrato come garzone e quelle riviste le
ho messe a posto per anni e anni. Oggi per dire cosa è cambiato, praticamente
le riviste non esistono più in libreria. C'era Giovanna, la
mitica cassiera al tempo, a cui chiedevo se era arrivata la rivista e lei
sempre un po' corrucciata, rispondeva quasi sempre no, ma quando la trovavo la
leggevo avidamente. Spesso la si trovava ai concerti nei palazzetti di Bologna
o Reggio Emilia insieme ad altri opuscoli, riviste dell'underground. Mi ricordo
ad esempio di Get Ready, fatto a forma di Joint!. Qualcuno mi ha detto di
averne visto tutti i numeri ad un mercatino ad un prezzo folle
Quando ho visto in
libreria l'antologia ho provato un’emozione unica data dai tanti ricordi che ho
legati alla rivista, che allora, agli inizi degli anni 70, significava
l'alternativa al sistema, la controcultura, una vita diversa, la musica rock,
le droghe psichedeliche, le comuni, il sesso etc etc, Oggi mi mangio le mani a
pensare dove saranno finiti i numeri che avevo raccolto negli anni con cura,
non lo so, la vita e i traslochi cambiano la percezione dell'importanza delle
cose materiali e quindi spero che almeno qualcuno li abbia tenuti come ricordo
di un periodo di idee nuove.Ho letto recentemente una intervista a Valcarenghi che rende bene l'idea della rivista, “la politica si occupa delle otto ore di lavoro, noi ci occupiamo delle altre sedici”, ecco queste parole essenziali rendono benissimo il clima del giornale, che voleva far conoscere le idee dei giovani di allora, forse ingenue ma piene di speranza di ideali non necessariamente politici, di vita diversa in comune con altri con le stesse convinzioni , perché tutto era diverso: le immagini, la grafica, lo stile degli articoli. Era l'underground, e al tempo erano poche le persone che seguivano la rivista, era una nicchia, era tutto diciamo molto più avventuroso e in qualche modo nascosto. Fatta questa necessaria premessa qui è importante focalizzare l'attenzione sul rapporto molto stretto tra giornale e musica, che è sempre rimasto l'asse portante di molti numeri, basta rileggere i nomi scritti a inizio articolo per capire come molti musicisti prendevano Re Nudo come punto di riferimento per le loro idee musicali e per dare contributi nei vari festival che Re Nudo organizzava in quegli anni sotto la dicitura Festival del proletariato giovanile. |
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Da Ballabio nel 1971 al
parco Lambro del 1976, e a dirla tutta ci furono anche nel '77 Guello e nel '78
Alpicella ma, mi pare che qui la musica non ci fosse , citerei Claudio Rocchi
indimenticabile, lo ricordo con grande affetto perchè credo sia stato sincero nei suoi testi
e profondamente convinto delle sue idee musicali, partecipò ad almeno 5 de
Festival, come pure i grandissimi Stormy Six di Franco Fabbri, che in seguito
diventerà uno dei piu importanti studiosi italiani di cultura musicale insegnando all'Università di Torino e
pubblicando libri importanti , Eugenio Finardi presente diverse volte nel
periodo migliore, con Musica ribelle e poi Guccini , Battiato , Sorrenti , gli
Area , Branduardi, Edoardo Bennato,
Camerini, Napoli Centrale, Tony Esposito e molti altri. Spesso mancava o non vi era l'energia elettrica ma si suonava comunque in acustico, oppure il pubblico improvvisava con strumenti vari , con lunghe jam sonore coinvolgenti, oggi sarebbe impensabile con gente che va ai concerti con cellulari ultra moderni per riprendere la star sul palco, ci sarà stata anche molta ingenuità e improvvisazione, ma c'era un idea, che con la musica si potesse fare la rivoluzione, molti ci credevano forse anch'io, prendendo un colossale abbaglio, durato un po' di anni e rimasto una grande utopia. Oggi non c'è nulla, sogni futuro musica, niente, molto individualismo, denaro e successo immediato, ma io credo che su quella rivista e su quei palchi il sogno continui comunque. Per chi c'era e per chi più giovane non poteva esserci questo libro è indispensabile se vogliamo capire come eravamo e in cosa speravamo, personalmente ringrazio Valcarenghi per quello che ha fatto per una generazione come la mia |
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| Autore : Roberto Ceresini,
Gennaio/2021 |
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