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Quando andavamo a vedere i "Complessi" |
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Così li definiva mia mamma. Oggi questa definizione fa sorridere, ma negli anni '70 “I complessi” - perlopiù stanieri - erano protagonisti di tourneè importanti. Si faceva di tutto per vederli e sentirli, ma che fatica: unica possibilità consultare “Ciao 2001”, dove erano indicati data, ora e talvolta numero di telefono. Eravamo pochi ai concerti, piccola elite di persone che amavano la controcultura e leggevano “Re Nudo”; la politica, almeno per noi, rimaneva in secondo piano, anzi decisamente ai margini. Andavamo a scuola, liberi, con poca voglia di studiare ma con gran desiderio di frequentare la musica rock. Interessati al mondo alternativo, agli hippie, ascoltavamo i dischi - la parola vinile sarebbe comparsa molto tempo dopo – ma senza il mitico “Ciao 2001” saremmo stati in grande difficoltà. I luoghi erano Palasport o discoteche, sparsi nel Nord Italia: il “Bob 2000” a Modena, il “Lem” in provincia di Verona, una discoteca di Caravaggio… e altri posti ormai sfumati nel ricordo.
Sicuramente non erano luoghi adatti per ascoltare musica rock dal vivo; mica eravamo all’estero, dove esistevano sale per concerti con acustiche molto migliori, vedi il “Rainbow” di Londra oppure i due “Fillmore” negli USA. Ricordo un concerto dei Deep Purple al Palasport di Genova: una roba indecente, la musica rimbombava in maniera inascoltabile, eppure eravamo contenti anche dopo aver macinato centinaia di chilometri. Eravamo in quattro: oltre al sottoscritto, Bobo, Gianluca e Tino. Pochi soldi in tasca, tutto si divideva. Un’amicizia, con tutti gli inghippi che possono accadere negli anni, che continua ancora oggi.
Però la filosofia di quel periodo era terminata: dai significati profondi e rivoluzionari che il rock veicolava al business più sfacciato. Che resta ora? Aver vissuto gli anni migliori da veri pionieri, da amatori, e aver conosciuto qualche musicista importante (anche anni dopo). Non avevamo cellulari per le foto, ma occhi e orecchie per vedere e sentire quei suoni che facevano volare e sognare, cercando i dischi più strani e difficili o registrando sul Geloso con le cassette Basf C90, oggi perse in chissà quale trasloco. Quel periodo ha significato tante cose, soprattutto il senso di appartenenza a qualcosa di grande in un Italia, parafrasando Bertoncelli, che non era un paese rock, ma di Sanremo o del Cantagiro con i primi gruppi Beat italiani (non tanto in bella vista). Saremo stati anche un po' ingenui, ma dopo tanti anni possiamo dire: “Noi c' eravamo!” |
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| Autore : Roberto Ceresini Luglio/2026 |
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