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L'uomo: magia divenuta realtà o gran carogna? La risposta è scritta nel vento, dipende verso dove (e chi) esso stia soffiando. Illusionista per natura, può pregiarsi di aver inventato il peccato e la redenzione. Di fatto autorizzando la propria intera specie a mentire a se stessa. L'arte può essere d'aiuto a spiegare cotanta ulteriore menzogna.
Dicono che la redenzione sia il perdono o l'assoluzione dei peccati e la protezione da dannazione e disgrazia, eterna o temporanea. Trattasi di uno di quei nomi che sembrano usciti direttamente da una stantia predica della domenica mattina: è solenne, intenso, carico di significati morali e spirituali; evoca colpa, sacrificio, perdono, salvezza eterna. È una parola che sembra camminare in punta di piedi dentro una cattedrale gotica, con l’eco dell’organo in sottofondo. Eppure, proprio questa sua maestosità la espone, spesso, a un lato involontariamente risibile, comico e un po’ dubbioso. Per cui, anche se richiama immediatamente concetti religiosi e filosofici profondi, rischia di creare un contrasto comico con la vita quotidiana. Più un nome è carico di significato morale, più diventa vulnerabile alla realtà ordinaria. Il nome promette grandezza, ma la persona è e resta umana. Nella società contemporanea “redenzione” suona quasi come una sfida: racconta già una storia, prima ancora che la persona inizi a scrivere la propria. E qui nasce il dubbio più interessante: un nome così “definitivo” lascia spazio all’identità personale? Oppure rischia di incasellarla in un’idea precostituita? Forse il suo aspetto più comico sta proprio nella distanza tra l’enormità del concetto e la semplicità della vita reale. E il suo lato più dubbioso? Nel chiedersi se siamo noi a portare tale nome oppure se, a volte, è il nome a portare noi. L’enfasi, quindi, spostata fuori dal suo contesto originario, rischia di risultare teatrale. C’è anche un altro aspetto sottilmente ironico, che è soprattutto paradosso morale: la redenzione presuppone una colpa. E spesso, nel linguaggio comune, la colpa è minuscola, quasi inesistente, come se si evocasse un tribunale celeste per giudicare una merenda fatta di nascosto (da chi?). Tre esempi del concetto di redenzione messo in musica. Redemption Song, di Bob Marley: inno assoluto alla liberazione mentale e spirituale. Minimalista e potentissima Knockin' on Heaven's Door, di Bob Dylan: una riflessione sospesa tra colpa, perdono e passaggio finale. The Man Comes Around, di Johnny Cash: apocalittica e biblica, ossia la redenzione vista come giudizio e resa dei conti. Quindi, alla fine dei conti, sentitevi liberi di peccare, anche maldestramente o pesantemente: tanto, grazie a qualche preghierina, sarete liberati, salvati e riscattati. L’immagine seguente definisce quest’aberrante concetto d’umana invenzione. Come tutto del resto, Dei compresi. Abbracci diffusi.
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| Autore : Andrea Pintelli, Marzo 2026 |