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RUBRICHE > ROCK A COLORI #2
a cura di Roberto Sirocchi
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Rubrica momentaneamente sospesa
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Claudio Rocchi
La tua prima luna
Questa canzone rappresenta un mito molto
diffuso negli anni 60 e 70, quello di caricare uno zaino in spalla e di andare
“On the road” come Kerouac, verso l’India come i Beatles o in una “comune” come
tanti; in ogni caso andarsene da casa e dalla famiglia. Oggi che questo mito
non esiste più sarebbe interessante scoprire se è servito a qualcosa e cosa ha
provocato. Io non l’ho mai risolto completamente e ogni tanto mi capita di sognare
ancora di andare per non si sa dove.
L’illustrazione è presa da un frame di “Elogio
a Milano” di Gabriele Salvatores dove un ragazzo è un senzatetto, solitario, in
mezzo alle luci della galleria (su Youtube trovate frame e canzone).
Testo: Questa è la tua
prima luna che vedi / fuori di casa sapendo di non ritornare / oggi sei uscito
e ti sei domandato / ma dove sto andando e che cosa farò / sei finito in un
prato mangiando una mela / comprata passando dal centro / dove i tuoi amici
parlavano ancora / di donne e di moto e tu ti fumavi / la gioia di essere
riuscito a fuggire di casa / portandoti dietro soltanto la voglia / di non
ritornare....
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Miles Davis
Vorrei citare un disco
che mi è piaciuto molto: la colonna sonora del film di Louis Malle “Ascensore
per il patibolo” che nel 1957 Miles Davis compose in una notte; una
incisione quasi completamente improvvisata, nata mentre i musicisti guardavano
direttamente il film. La tromba che accompagna nella notte Jean Moreau per le
strade di Parigi ha un suono e uno stile inconfondibile, diventerà un marchio
di fabbrica, verrà usato ogni volta che in un documentario si useranno immagini
di grandi metropoli, proprio come un simbolo.
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Adriano Celentano
Era
l’estate del 62, io avevo nove anni ed ero con
mia madre e le mie sorelle in un paesino delle nostre colline. É strano
ma i ricordi di allora mi sembrano in bianco e nero, un’impressione che anche
altri mi hanno confermato di provare. Non so dove ho ascoltato per la prima
volta “24 mila baci”: alla televisione di un bar o un juke box ma
ricordo benissimo l’impressione che mi fece: una rottura, una rivoluzione, un
vento nuovo che spazzava via tutte le canzoni melodiche e sentimentali di
allora. In fondo il testo della canzone era molto semplice, non aveva
significati più profondi di “Papaveri e papere” ma Celentano aveva intuito che
con l’avvento della televisione occorreva un nuovo modo di presentarsi sulla
scena: urlando e con un’esilarante dimenarsi, Elvis insegnava. Non è un caso che Fellini abbia inserito nel
suo “La dolce vita” Celentano che canta un rock’n roll dalle parole inventate,
si stava entrando in un nuovo mondo e il giudizio di Fellini non era positivo.
Avrei scoperto molto più tardi che Adriano rivoluzionario non era e che anzi il
“compagno comunista” era proprio il reuccio della canzone melodica: Claudio
Villa.
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Francesco De Gregori
o degli opposti sentimenti
Ascoltando alcune sue canzoni si ha l’impressione di un
linguaggio dissociato e senza nessi logici e ci si domanda: « lo fa perché usa
un linguaggio letterario d’avanguardia? La sua musica è «normale» e se usasse
testi da canzonetta risulterebbe banale?».
Altre sue canzoni,
invece, sono pura poesia che definirei “fiabesca” che nel disegno ho
rappresentato ispirandomi a Marc Chagall. Mi riferisco a canzoni come
“Generale” o “Diamante” (cantata da
Zucchero) o alla “Donna cannone”. Forse non si può mantenere sempre lo stesso
livello di qualità.
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