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THE CONCERT FOR BANGLA DESH


 


 

Il Concert for Bangladesh fu realizzato da George Harrison il 1º agosto 1971 per aiutare il Paese d’origine del suo maestro di sitar Ravi Shankar.

Harrison si era avvicinato al sitar per conferire un tocco esotico a ‘Norwegian Wood’, traccia di ‘Rubber Soul’. Divenne un allievo di Shankar che gli insegnò l’approccio tecnico e spirituale allo strumento. Tra i due musicisti nacque un legame molto forte e per questo Shankar pensò ad Harrison per aumentare la consapevolezza internazionale e finanziare gli sforzi di soccorso per i rifugiati della sua terra in seguito al ciclone Bhola del 1970, alle inondazioni e alle atrocità legate a una logorante guerra civile. In quel momento erano sei milioni i bengalesi sfollati, la maggior parte dei quali soffriva di malnutrizione, colera e altre malattie.

“In realtà l'idea è stata di Ravi Shankar. Voleva fare qualcosa del genere e mi ha parlato delle sue preoccupazioni, chiedendomi se avessi qualche suggerimento. Poi, dopo mezz'ora, mi ha convinto a partecipare al programma”. George Harrison

 

Il Concert for Bangladesh fu il primo evento musicale collettivo di beneficenza d’impatto globale aprendo la strada a tutte le successive grandiose manifestazioni solidali.

Ravi Shankar sperava di raccogliere 25000 dollari per la causa, ma i proventi furono 10 volte tanto. E a quei 240000 dollari negli anni se ne sarebbero aggiunti diversi milioni grazie al triplo LP pubblicato il 20 dicembre del 1971, al film-documentario uscito in America il 23 marzo del 1972 e alle decine di riedizioni e ristampe successive.

 

Al concreto parteciparono una ventina di grandi della musica che non chiesero alcun compenso, pagandosi da soli addirittura le spese di viaggio.

Dei Beatles, da poco scioltisi, il solo Ringo Starra non fece mancare la sua carismatica presenza. Paul McCartney non partecipò adducendo problemi di management ma probabilmente per non incontrare Lennon. Fu invece Harrison a rifiutare la presenza di John Lennon perché questi voleva partecipare con Yoko Ono.

In previsione del disco e del film che avrebbero seguito il concerto e che avrebbero contribuito a loro volta alla raccolta dei fondi Harrison coinvolse Phil Spector, che di recente gli aveva garantito l’incredibile successo di All Things Must Pass’. Ovviamente anche nel Concert for Bangladesh il geniale produttore applicò il suo Wall of Sound in un ambiente dal vivo e per ottimizzare il risultato sul triplo LP dovette iniziare a lavorare in quel 1º agosto del 1971, chiuso dentro al camion dell’impianto di registrazione per gestire l’intera session. Fondamentale fu anche il contributo del pianista Leon Russell come direttore musicale del concerto.

I musicisti avevano avuto una settimana di tempo per provare in una sala sopra la Carnegie Hall, ma a causa dei diversi orari e impegni l’ensemble si era riunito per la prima volta solo in occasione del soundcheck, svoltosi presso lo stesso Madison Square Garden il 31 luglio.

 

Il concerto ebbe luogo con due esibizioni, una al pomeriggio (con inizio alle ore 15:30) e l’altra alla sera (ore 20:00) di fronte ad oltre 40.000 spettatori..

Le due performance furono quasi identiche: Harrison e Dylan cambiarono un brano a testa tra la prima e la seconda esibizione, rinunciando rispettivamente a “Hear Me Lord” e “Love Minus Zero/No Limits”. Il set serale comprese in totale diciassette brani: Harrison propose otto brani, Dylan cinque (una straodinaria intepretazione che occupa un intero lato dell’album), e uno a testa rispettivamente Ravi Shankar, Billy Preston, Ringo Starr e Leon Russell. Harrison lasciò praticamente invariati gli arrangiamenti delle quattro canzoni di "All Things Must Pass" (l’unica modifica fu per “Beware of Darkness” dove un intero verso fu cantato da Leon Russell), mentre riservò un trattamento particolare ad altri brani: “While My Guitar Gently Weeps” fu proposta senza l’intro di pianoforte, e nel finale lo stesso Harrison duettò con un impeccabile Clapton alla chitarra solista; “Here Comes the Sun” fu eseguita con i soli George e Pete Ham alle chitarre acustiche ed un rinforzo corale; “Something” venne arricchita da strumentazione blues (con organo, diversi interventi di chitarra a cura di Clapton, una sezione fiati e la presenza di cori), mentre “Bangla Desh” fu estesa con una coda strumentale che diede ad Harrison la possibilità di uscire di scena di soppiatto, sfilandosi la chitarra e lasciando terminare il brano alla band.

 

La pubblicazione del triplo disco avvenne con grave ritardo sulla tabella di marcia, in seguito a un conflitto di natura legale tra la Capitol e la Columbia, l’etichetta di Dylan: mentre tutti gli altri artisti coinvolti da Harrison ebbero il benestare dalle rispettive case discografiche per la loro partecipazione gratuita al concerto, la Columbia pretese un compenso. Anche la stessa Capitol ne fece una questione monetaria nei confronti di Harrison e della Apple, chiedendo 400mila dollari per coprire i costi di distribuzione e di realizzazione del disco. L’album fu nei negozi solamente il 20 dicembre 1971 in America e fu rimandato sino al 10 gennaio 1972 in Gran Bretagna. Il film del concerto fu invece ritardato ancora di qualche mese, e anche la sua realizzazione si sarebbe rivelata un percorso ad ostacoli.

 

Il Concerto per il Bangladesh fu l’apice, l’ultima splendente fiammata di quel movimento che si identificava nella controcultura, nell’amore e nel pacifismo e credeva ancora (ingenuamente) che quei valori e la musica potessero cambiare il mondo.

 
tracklist
 
Note
La durata complessiva delle sei facciate è la seguente

LP 1

Lato A - Durata totale: 21:59

Lato B - Durata totale: 15:26

LP 2

Lato C - Durata totale: 13:36

Lato D - Durata totale: 12:26

LP 3

Lato E - Durata totale: 22:32

Lato F - Durata totale: 8:37

Il lato B, C, ma soprattutto il lato F hanno una durata molto breve. Forse bastava un doppio !
 
credits
 
Al cofanetto era associato un booklet di 64 pagine a colori di cui riporto alcune immagini
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   


Autore : Giorgio Gotti, Settembre 2026