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EAST OF EDEN
Niente a che fare con il prog


Il libro di Umberto Eco dal titolo “la Bellezza” fornisce molti spunti di riflessione e di interpretazione sul bello nell'arte, la bellezza della luce per esempio nei quadri di Caspar David Friedrich, ma non solo in questo campo interviene Eco, anche nei temi religiosi, matematici etc etc. C'è quindi una bellezza nella musica, ma alla domanda perché mi piace saprei rispondere a me stesso, ma avrei difficoltà a spiegarlo ad un altro in modo convincente, qualcosa di non spiegabile evidentemente c'è.L'introduzione vagamente filosofica era necessaria e anche molto intellettuale diciamolo ironicamente, ma mica tanto poi, per cominciare una analisi musicale di un gruppo poco noto forse oggi, ma sicuramente seguito da pochi anche nel periodo in cui sono stati attivi
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Nati in quel di Bristol, gli East of Eden, ah un altro gruppo prog direbbe qualcuno, no basta non ne posso più di definizioni del genere, anche perché questi per me sono tutto meno che prog.
Tra il '69 e il '71 realizzano alcuni album di valore, molto originali, avanzo solo un paragone, ma più temporale che artistico, con i Quintessence e la Third Ear Band. Le loro sonorità sono intrise di oriente, misticismo, mistero e anche influenzate dal jazz, potrei spendere il termine musica etnica, forse il più adatto ma anche molta sperimentazione, ricerca continua.
Dave Arbus, fondatore del gruppo, violinista è diventato famoso perché suona, la parte finale in “Baba O'Reilly” degli Who, ma  invece è con il suo gruppo che merita attenzione massima, Ron Caines al sax è altro membro fondamentale nell'economia del gruppo con gli interventi dei fiati.
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Mercator Projected e Snafu i primi due album, tra l'altro con copertine assai originali, la pelle tatuata  di una donna di spalle  del primo, e l'immagine dell'anziana che suona il violino per strada, danno anche un idea della loro musica, oggi copertine come queste verrebbero, secondo me cestinate prima ancora di essere un minimo analizzate per la pubblicazione
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Nella loro musica si notano sonorità o influenze molto jazzate da Mingus e Coltrane, si i puristi del jazz storceranno il naso, non ha importanza, molti critici riportano questo tipo di contaminazione, non vedo il problema, anche Bartok può essere citato nelle loro influenze.
Ogni brano ha una sua struttura diversa dal precedente, diciamo che sarebbe difficile riconoscerli, perché non hanno una identità precisa, variano continuamente i loro approcci musicali si colorano di tinte diverse ad ogni pezzo, solo con il brano Jig-A-Jig il suono è molto folk, molto orecchiabile e sarà un successo anche commerciale arrivando in alto nelle classifiche del tempo.
Da qui in poi, il gruppo con continui cambi di personale non avrà più quella creatività iniziale e si perderanno tra suoni più “normali” tipo country-folk o blues, che nulla hanno a che fare con gli inizi della loro carriera.
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Quello che mi è sempre piaciuto di questo gruppo, ma potremmo aggiungere altri nomi, come quelli fatti prima, era che non concedevano nulla al commerciale, in sostanza la musica prodotta andava in una direzione di ricerca e soddisfazione personale, credo, non ammiccava certo al grande pubblico del rock, ma aveva altri obiettivi più onesti. Possiamo dire ancora una volta che in quegli anni la musica esprimeva, molte cose e anche concetti sociali, politici se volete, ma negli anni '70 c'era il tempo di ascoltare collettivamente e giudicare e poi scambiarsi gli album, quindi una visione molto più condivisa, oggi si viaggia con mp3, cuffiette e via andare, la qualità della musica era elevata sicuramente più dell'odierna.
Insegnare l'ascolto, e non il consumo dovrebbe essere il compito di chi lavora in questo campo, educare, allora gli East of Eden piacerebbero sicuramente anche ai giovani di oggi.
Ascoltateli quindi, i loro album sono disponibili, vi porteranno in luoghi mistici ed esotici stando a casa vostra

Autore : Roberto Ceresini, 09/02/2021