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GRATEFUL DEAD

La musica fluida di Garcia e soci


 

Affrontare la musica dei Grateful Dead è questione spinosa, perché si corre il rischio di urtare la sensibilità dei molti appassionati della loro musica, che sono quasi dei seguaci, e quindi bisogna assolutamente essere sopra qualsiasi valutazione di parte, per arrivare ad un giudizio equilibrato, ponderato, quasi da mediazione politica direi.

Parto così perché più ascolto la loro musica, che metto spesso dopo ascolti ostici e difficili, più mi convinco che assomigli al lento scorrere di un fiume, che ripete all'infinito dei suoni chiari, cristallini, molto naturali, osando molto, una musica, molto in linea con le teorie oggi oggetto di grandi discussioni sul futuro del pianeta.

Perchè, la loro musica, è cosi convincente e raccoglie molti consensi anche oggi a diversi anni di distanza? Ci possono essere risposte molteplici, sicuramente hanno rappresentato la San Francisco dei figli dei fiori, assieme ai Jefferson Airplane, che è stato un momento molto creativo, non solo musicalmente, erano quasi una comune, altro mito di quegli anni d'oro, e la musica avvolgeva tutto, questo con la sua lenta ma inesorabile discesa dalla fonte alla foce, con la chitarra di Garcia che fa “acqua” da tutte le parti, beh questo è chiaramente una battuta, ma che rende l'idea di come percepisco la loro musica.

dead%202.jpgLa La musica blues è all'inizio la base della musica dei nostri, ma poi sicuramente ispirati da The Band ma anche da tutto il movimento californiano si spostano verso il country, musica identificata con i cowboy e le praterie, in realtà questa musica nasce nella regione dei monti Appalachi, con influenze anglo-scoto-irlandesi, trasformandosi da bluegrass a country, mentre nelle praterie i cowboys suonavano l'armonica che stava nelle loro tasche.

Poi l'avvento della elettricità ha portato suoni più forti, non solo acustici , e si è potuto far arrivare a tutti la musica registrata, di cui i Grateful sono maestri, avendo praticamente registrato ogni concerto dal vivo, negli Usa ma anche nelle tournèe europee e mondiali, disponendo quindi di migliaia di ore per poter poi mettere a disposizione dei fans i loro concerti integrali.

La chitarra di Garcia non ha mai picchi esagerati, alla Page o Hendrix per capirci, e nemmeno cadute in basso poco significative, ma segue una linea molto costante, di grande qualità, si questo è il pregio migliore, mentre gli altri strumenti gli vanno dietro.

Va ricordato che negli anni i Grateful hanno avuto nel loro organico gente di tutto rispetto, si possono citare Bob Weir, Phil Lesh, Ron McKernan, Bill Kreutzmann, Mickey Hart, Tom Constanten, Keith e Donna Godchaux, Brent Mydland per citare i più importanti.

Faccio un altra considerazione, mai visto nessuno dei musicisti dei Grateful in qualche classifica dei migliori, Garcia non viene mai preso in considerazione, eppure è sicuramente meglio, spero che nessuno mi uccida per questo, di che so, il chitarrista degli Iron Maiden o forse Toni Iommi dei Black Sabbath.

Non vengono molto apprezzati  in questo senso, ma la possibilità tecnologica di produrre Cd in massa, ha moltiplicato la loro popolarità presso i fans, che posseggono centinaia di concerti dal vivo  della band ma anche di tutti i gruppi nati intorno a loro.

Esiste una fondamentale differenze tra i dischi in studio e la sterminata discografia live, in studio la band è più ligia alle regole imposte, e quindi la musica e i brani hanno tempi più brevi, sono molto più identificabili come genere, country, bluegrass, blues ma molto meno psichedelici, è invece nei concerti che viene fuori la vena acida, dove i brani vengono dilatati e fluiscono appunto come acqua  nel fiume. 

I famosi “From the Vault” e i “Dick's Picks” sono a questo proposito significativi, una vera e propria enciclopedia Grateful Dead, senza dimenticare altre registrazioni di ottimi concerti, ne cito due che sento spesso Red Rocks 7/8/78 e Cornell 5/8/77 entrambi tripli, molto diversi nei titoli proposti, il che conferma che il gruppo ad ogni concerto produceva un unicum irripetibile.

Questo esalta l'appassionato che trova sempre pezzi diversi, ma anche nel caso di titoli uguali proposti in modi originale e a volte irriconoscibili.

Jerry Garcia ci lascia il 9 agosto del 1995, aveva solo 53 anni, un arresto cardiaco lo stronca mentre si stava disintossicando.

Da qui in poi i membri del gruppo si frammentano in mille rivoli musicali, incidendo molti album, mentre i vari progetti solistici di Garcia vengono stampati con solerzia, vedi i Garcia live arrivati ormai ad un numero direi consistente, interessanti le incisioni pre-Grateful dove abbiamo un Garcia molto country oriented, suonava anche il banjo.

Un gruppo come questo non può essere studiato come molti altri, va scientificamente affrontato , per questo la teoria della musica simile all'acqua che scorre e produce suoni ripetuti mi piace molto, sperando che i Deadheads, cioè i seguaci più accaniti, capiscano il mio tentativo di approfondimento.


Autore : Roberto Ceresini, Gennaio 2026