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JOSIENNE



Josienne Clarke, nata nel 1982 nel Sussex (U.K.) è considerata, dai più, una delle migliori cantautrici britanniche esistenti. Per me la migliore. Solitudine, introspezione, trasformazione e resilienza emergono dalle sue composizioni, in quanto artista in continua evoluzione: spazia, infatti, dal folk più classico a un songwriting indipendente e audace. Attraverso ogni disco emerge una cura profonda per il linguaggio emotivo e la ricerca di autenticità, sia che si tratti di narrazioni intime sia di rielaborazioni del passato. La sua vita artistica è una lunga e coerente ricerca di verità emotiva, frutto di un lavoro paziente, silenzioso, interiore. Carriera non come ascesa, quindi, ma traiettoria in cui i temi a lei cari emergono ogni volta con sempre maggiore lucidità. La sua meravigliosa e unica voce è dominata dall’assenza di artificio: è quanto di più vero e autentico si possa ascoltare oggigiorno. Essa evita deliberatamente virtuosismi, crescendo spettacolari o drammaticità eccessive; è fragile, controllata, spesso trattenuta: una scelta che diventa dichiarazione artistica. La sua principale influenza è il folk britannico tradizionale, custode di leggende e verità, in cui la narrazione è centrale e dove la melodia è uno spazio di racconto umano. Josienne, al pari delle storiche cantanti di questo genere (cito Sandy Denny, Shirley Collins, Jacqui McShee su tutte), non interpreta, ma attraversa le canzoni. Balzata agli onori del (anche) grande pubblico come duo insieme al chitarrista Ben Walker, si distingue per una scrittura introspettiva e non descrittiva, segno di una volontà ben precisa, dove frasi brevi e immagini essenziali la fanno da padrone.

One Light Is Gone, 2010: poesia e tradizione.

The Seas Are Deep, 2011: tradizione e modernità.

Homemade Heartache, 2012: intensamente melodico, malinconico, intimo.

Fire & Fortune, 2013: raffinatezza e contemplazione.

Midwinter, 2013: stagionalmente netto con atmosfere rilassate.

Nothing Can Bring Back the Hour, 2014: eleganza e introspezione.

Overnight, 2016: evocativo e salvifico.

The Birds, (EP) 2017: breve ma denso.

Seedlings All, 2018: avventuroso e sperimentale.
Last Night, 2018: chiude un’era (la loro) in chiave riflessiva.

Il passaggio alla carriera solista nel 2019 non è una semplice evoluzione, ma una vera presa di responsabilità artistica. Josienne Clarke comincia a parlare esplicitamente di sé, del proprio spazio, dei suoi limiti. Qui entrano in gioco anche influenze più contemporanee: un indie-folk minimale, una produzione più scarna, l’uso dello spazio sonoro come elemento emotivo. La musica diventa più “necessaria”, dove il riscrivere le proprie canzoni diventa un gesto politico, filosofico e personale insieme. Una sorta di resistenza silenziosa contro l’industria, la semplificazione emotiva, l’urgenza di piacere.

Such A Sky (con Kit Downes), 2017: fra jazz e folk, eclettico.

 In All Weather, 2019: la svolta, fra eleganza, conoscenza, trasformazione e sopravvivenza emotiva.

Together & Apart (con PicaPica), 2019: visionario e giocoso.

A Small Unknowable Thing, 2021: ricco, sontuoso, coraggioso.

I Promised You Light (EP), 2022: luminoso, positivo, speranzoso.

Now And Then (EP covers), 2022: la tradizione reinterpretata con modernità e piglio magistrale.

Onliness – Songs of Solitude & Singularity, 2023: una nuova versione di se stessa, fra libertà e maestria. Parenthesis, I, 2024: lutto, resilienza e introspezione personale, Josienne nuda nella sua vulnerabilità.

Far From Nowhere, 2025: intimità e sobrietà al servizio del desiderio di quiete e distanza emotiva.

 
Ascoltarla significa accettare un tempo diverso, più lento, più esigente, più onesto. Abbracci diffusi.
 



Autore : Andrea Pintelli, Gennaio 2026