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LE STARS

Cinque toscane in tour nel Vietnam in guerra


Davvero, non è per qualche forma di antipatico snobismo se non riesco a farmi piacere la fantascienza, in nessuna forma d’arte. È che spesso mi sembra fatica sprecata, fatica a inventare una storia, a cucire addosso a ogni personaggio una personalità più o meno credibile, a costruire una ambientazione adatta e coerente quando il continuo, inarrestabile e casuale succedersi degli eventi di tutti i giorni che chiamiamo realtà ci offre una infinità di storie almeno altrettanto belle e di sicuro più surreali.

Prendiamo la storia de Le Stars, con l’articolo determinativo scritto rigorosamente in italiano e l’ultima lettera che in bocca alle componenti della band si trasforma in una z per via delle origini: è la storia di un gruppo di cinque ragazze, quasi tutte minorenni, della zona di Livorno e Piombino a cui capita, per una serie di coincidenze e gestioni opache, di suonare per tre mesi in giro per il Vietnam nelle basi americane tra il 1968 e il 1969; praticamente il posto sbagliato nel momento sbagliato.

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Le Stars sono Rossella Canaccini alla voce, Viviana Tacchella alla chitarra (l’unica maggiorenne e già mamma), Daniela Santerini alle tastiere, Franca Deni al basso e Manuela Bernardeschi alla batteria. Si districano individualmente tra i concorsi locali con alterni successi fino a quando Ivo Saggini, storico impresario toscano, decide di fare di loro un gruppo. Siamo alla fine degli anni Sessanta, gli anni del boom italiano dei complessi e il Saggini tenta l’impresa del successo con un gruppo tutto al femminile. Tra l’altro a distanza di così tanti anni ancora non è chiaro se fosse proprio Daniela Santerini la prescelta per le tastiere. Lei stessa ricorda che quando si presentarono a casa sua per chiederle di far parte della band, cercavano “la Daniela con l’orecchio assoluto”, cosa che lei non ha mai avuto e che sospetta avesse invece la sua vicina di casa, anche lei di nome Daniela.

Il giro dei locali toscani procede piuttosto bene e diverse volte Le Stars si trovano ad aprire i primi concerti dei Pooh, guidati dal pontederese Riccardo Fogli. I riferimenti sono quelli della più famosa musica black americana, che inizia ad arrivare dall’America con sempre maggiore continuità: Otis Redding, Aretha Franklin, Percy Sledge eccetera.

Verso la fine del 1968 la grande occasione: una tournèe in Estremo Oriente tra Honk Kong, Giappone, Vietnam e Filippine. Proprio Manila, la capitale delle Filippine, è la prima tappa per il gruppo partito il 19 Ottobre 1968 da Fiumicino. Lì ci rimangono però solo poche ore; sono i mesi dopo l’offensiva del Têt, i più caldi del conflitto in Vietnam e la loro musica viene richiesta proprio nel territorio che allora era il più pericoloso del mondo. Prova ne sia (anche se loro al tempo ne vengono tenute all’oscuro) che sono chiamate a sostituire un gruppo in cui tre componenti sono rimasti uccisi durante uno spostamento.

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Le poche date inizialmente previste in Vietnam diventano tre mesi, in giro tra locali e basi americane, con il pubblico composto esclusivamente da militari. Non vedranno nessun’altra nazione. I ricordi delle protagoniste, e non potrebbe essere altrimenti, hanno un sapore agrodolce: il rispetto e la gentilezza nei loro confronti dei soldati americani, il razzismo tra soldati bianchi e soldati neri, la morte di ragazzi con cui avevano parlato la mattina, lo scherno insopportabile verso i Vietcong catturati, la sera in cui interpretando male un ordine urlato in americano si ritrovano da sole sul tetto di una base con davanti lo spettacolo spaventoso delle bombe che illuminano la notte, i successi ottenuti cantando canzoni americane davanti a ragazzi appena più grandi a cui regalano qualche ora di svago dall’orrore, la puzza di carogna che rimane addosso per giorni, gli alloggi di fortuna in  condizioni igieniche difficilmente tollerabili, gli spostamenti col caldo afoso o sotto la pioggia battente tra i missili nordvietnamiti in basi militari al confine con la Cambogia; tutto contribuisce ad ingentilire i ricordi più dolorosi e ad avvelenare i ricordi più piacevoli.

La situazione precipita a Gennaio del 1969 quando Franca lamenta una tosse sempre più insistente e viene ricoverata in un ospedale da campo insieme ai soldati più orrendamente feriti per quella che poi si scoprirà essere una polmonite. Il gruppo, trascorsi ormai tre mesi dal loro arrivo e quindi ben oltre il limite contrattuale che lo teneva legato al Vietnam se si volevano evitare costose penali, decide di impuntarsi e il 27 Gennaio 1969 parte l’aereo che le riporterà finalmente a casa.

Il rientro non è come ce lo si aspetterebbe, non a Livorno e a Piombino nel 1969. Le sezioni locali del PCI sottopongono Daniela, la cui famiglia era fieramente comunista, a una serie di domande al limite dell’interrogatorio: come mai avevano suonato per gli americani? Come mai non avevano invece suonato nel Nord della Corea?

Franca non si riprenderà più completamente a livello emotivo da quella esperienza e dovrà essere a lungo seguita da specialisti.

Manuela non ha mai più voluto rilasciare interviste a nessuno sull’argomento.

Rossella è stata l’unica a proseguire la carriera artistica, messa sotto contratto dalla RCA fino ad arrivare a Sanremo nel 1974. Il fatto di non essere un’autrice però fece sì che il repertorio che le veniva proposto fosse ben lontano dai suoi gusti musicali.

L’impatto tutt’altro che incoraggiante del loro rientro in Patria ha fatto sì che l’incredibile vicenda rimanesse sconosciuta per quasi cinquant’anni. È stata la documentarista Wilma Labate a ricostruire quei giorni insieme alle protagoniste (tranne come detto Manuela che tutt’ora non vuole più sentire riparlare di quei giorni) in un godibilissimo film-documentario uscito nel 2018 che si intitola Arrivederci, Saigon e che potete trovare su RaiPlay. Ve lo dico solo nel caso in cui vi interessasse una storia improbabile che però non siano gli Avengers.

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Autore : Federico Piva, 17/07/2022