- La
musica, come molte altre forme in cui si esprime la creatività umana, si
esplica in infinite sfaccettature sia per come viene composta ed eseguita sia
per come viene fruita.
- In
questo scritto proverò a parlare di uno strano e rarissimo connubio tra
musica
e spiritualità che, amalgamando la cosiddetta musica rock con la
musica classica e quella etnica, è riuscito a produrre sonorità
permeate di grande tensione verso l’immanente.
- Propongo
per un breve periodo di fare una cosa ormai desueta: un esperimento di ascolto meditativo.
Trovate un luogo tranquillo, al lontano da rumori e distrazioni, rendetelo
confortevole in modo tale da potervi rilassare e concentrare nell’ascolto di
alcuni dischi. In tutto circa tre ore, possibilmente ma non necessariamente in
continuità. Suggerisco una poltrona comoda, in penombra, su cui comodamente
rilassarsi e chiudere gli occhi per concentrarsi sull’ascolto, in modo che
nulla ci distragga. In altri tempi (molto remoti) avrebbe giovato un po' di
ganja, poco, giusto per rendere più ricettivi i sensi e aperta la mente. L’ordine con cui ascoltare i dischi è
fondamentale e rispecchia la grande ricerca musicale e spirituale di Florian
Fricke e dei Popol Vuh che nel corso degli anni '70 si è
sviluppata con il preciso obiettivo di realizzare una musica sacra.
- Credo
che attraverso l’ascolto attento di questa musica sia possibile sintonizzarsi con
le giuste vibrazioni della propria anima, perché come riportato nel Popol Vuh, il
"libro della comunità" particolari suoni possono garantire armonia ed equilibrio alla mente.
- Propongo
quindi di esaminare i primi 7 album della loro discografia, relativi al periodo 1971-1975.
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