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KRAUTROCK

ELOY - EMBRYO - LA DUSSELDORF - FLOH DE COLOGNE


TEDESCHI FINO AL MIDOLLO

Negli anni Sessanta in Germania abbiamo avuto un conflitto generazionale molto particolare. La generazione prima di noi aveva sperimentato il nazismo e la guerra. Dopo la guerra c’è stato un clima politico completamente diverso, ma in molte istituzioni, l’odore del vecchio era ancora presente. I bambini hanno chiesto ai loro genitori informazioni sulla guerra e sul nazismo e, soprattutto, il ruolo che loro avevano avuto; gli studenti hanno chiesto lo stesso ai loro insegnanti, ed è stato difficile ottenere risposte adeguate. Tra i giovani, gli artisti e gli studenti delle università c’era questo forte desiderio di libertà. Da questa situazione è nato un grande attrito tra il vecchio e il nuovo, che si è concluso in una rivoluzione culturale. Gli Amon Düül erano una parte di questo.
(John Weinzierl, Amon Düül II)
La Germania era veramente in una brutta situazione: era stata così stupida e irresponsabile da avere iniziato due guerre e poi perderle. Ma permettetemi di fare un appunto, c’era una cosa positiva: non aveva più nulla da perdere. Aveva perso tutto.
(Edgar Froese, Tangerine Dream)
Nella mia musica non c’è mai stato un riferimento speciale né univoco. All’inizio degli anni Settanta ascoltavo il rock di quel periodo, perché era molto semplice da capire, ma le mie opere non avevano nulla a che vedere con quei suoni. Io stavo sperimentando delle sonorità che tendevano a svelare nuove frontiere dell’arte. A parte le opere di Mozart, di Beethoven, di Schubert, di Bach, di Grieg e di Rossini, per me è realmente difficile ascoltare una musica che non sia la mia. È un riflesso inconscio, che mi allontana dai consumatori abituali che continuano a operare il banale distinguo fra i titoli di breve durata del pop e le opere di lunga durata, identificate nella musica classica.
(Klaus Schulze)

Sono necessarie alcune citazioni di musicisti tedeschi famosi in modo da inquadrare pensiero e momento in cui la musica di questi gruppi è cominciata, e poi si è un po' eclissata per ritornare in auge quando qualcuno inventa la parola prog.
Ma tutta la faccenda del krautrock sarà mica stata una invenzione clamorosa? Il termine  vagamente dispregiativo, ma poi mica tanto, fu coniato dal settimanale inglese Melody Maker e praticamente comprende la scena musicale tedesca tra fine '60 e primi '70, con dentro le band più diverse, se prendi i Popol Vuh per esempio e li paragoni a due di questi gruppi Eloy e Embryo c'entrano come i crauti, appunto, a merenda, oppure i Kraftwerk accostati alle invenzioni per chitarra elettrica di Manuel Gottsching degli Ash Ra Tempel, sono lontani, molto lontani.
Che l'influenza di Karkheinz Stockhausen si sia fatta sentire magari in qualcuno dei gruppi tedeschi può essere vero ma difficile da sostenere perché il campo è minato e bisognerebbe avere maggiori conoscenze tecnico-musicali per verificare tale affermazione.
Sicuramente la musica tedesca di quegli anni è stata come l'industria pesante germanica! Suoni pesanti, lugubri, brani lunghi tenebrosi, pieni di disperazione, non c'è grande speranza nella musica pop tedesca, c'è un pessimismo di fondo che verrà dalla filosofia nichilista di Nietzsche? Per carità rimaniamo nella musica se no il discorso diventa complesso e irto di difficoltà.
Eloy
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I quattro gruppi in questione attivi negli stessi anni sono per esempio assai diversi tra loro. Gli  Eloy che ho scoperto prendere il nome dal libro di Wells, la macchina del tempo, ispirandosi al nome del popolo nel libro, sono i primi che esaminiamo

Il modo in cui questo popolo, gli Eloi, doveva ricostruire tutto da zero e creare una nuova cultura, mi sembrava simile a quello che cercavamo di fare noi come gruppo. Siccome la "y" stava molto meglio della "i" sulla copertina, scegliemmo il nome "Eloy"» (Frank Bornemann)

eloy.jpgRiporto integralmente la frase del fondatore e chitarrista del gruppo, in modo da capire meglio la scelta. Bornemann dal '71 ad oggi è praticamente rimasto nel gruppo realizzando una quantità di album impressionanti, cambiando decine di collaboratori negli anni. I primi dischi sono notevoli e li ho scoperti in questo periodo pur avendoli sentiti al tempo, ma non con la dovuta attenzione, sono album che hanno a che fare con suoni simili ai Pink Floyd. Gli Eloy per circa 10 anni sono creativi e determinati, poi il declino come tutta la scena tedesca di quegli anni arriva inesorabile, ma avranno un certo successo in Inghilterra negli anni '80 e poi veleggiano stancamente fino ad oggi. Però sentire questi suoni fa una strana impressione, c'è sostanza e ti attirano in una specie di magma sonoro intricato, originale, non mi sembra musica spaziale, come definiti da più parti, ma più suoni da sofferenza interiore. Invito ad ascoltare i primi album; concentratevi e non pensate di comprendere immediatamente, hanno bisogno di tempo come quei libri, che iniziano lenti e quando stai per abbandonare invece ti entrano sotto pelle

Embryo
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Bisogna invece arrovellarsi il gulliver, come diceva Alex indimenticato protagonista dell'Arancia Meccanica di Kubrick, per trovare una spiegazione alla musica degli Embryo, Questo gruppo non sembra tedesco perché la loro musica attraversa il Mediterraneo, l' Africa, l'Asia arriva in India si mescola con il jazz, difficile, sperimentale ma affascinante. Fondati e diretti da Christian Burchard fino al 2018, anno della sua morte, hanno inciso decine di album, purtroppo oscurati da band importanti come Can, Amon Dull, Tangerine Dream. Gli Embryo sembrano quasi una comune d'altri tempi visto anche gli innumerevoli musicisti che si sono alternati negli anni nel gruppo ed è interessante la definizione che danno di se stessi: “siamo una formazione musicale al di fuori di qualsiasi categoria stilistica. Non suoniamo né blues, né rock 'n' roll, né free jazz, né folk, né musica contemporanea etc, eppure tutte queste forme musicali sono contenute nella nostra musica”.
Anche i loro album sono facilmente recuperabili, allora sentiteli e fate lavorare il Gulliver!.
La Dusseldorf,
la%20dusseldorf.jpgInvece La Dusseldorf, nati dopo la fine dei Neu!, per mano di Klaus Dinger, sono appena più avanti negli anni, seconda parte del '70, pesantissimi, più cupi dell'incubo più spaventoso che possa capitarvi nei sogni notturni, hanno un passo un po' da industrial music per capirci ma non saprei neanche se si può usare questa definizione, è giusto per dare un indirizzo. Saranno tre gli album realizzati ed il loro fondatore continuerà una lunga carriera solista fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2008.

>>>> vedi articolo

Floh de Cologne,

Floh-de-Cologne-live-1.jpgChiudo con una brevissima citazione del gruppo di musica-cabaret Floh de Cologne, legati al teatro e alla politica più che alla musica, attivi nei circuiti della sinistra tedesca radicale. Il loro primo album ha il titolo significativo di “Vietnam”, mentre i due successivi, che furono prodotti da Rolf-Ulrich Kaiser, si distinguono per il parlato che prende il sopravvento sulla musica, e quindi la conoscenza della lingua diventa essenziale, essendo i testi importanti


Ecco in breve una rassegna di gruppi tedeschi del periodo, completamente diversi tra loro, accomunati dal tempo, e dal comune intento di proporre suoni e policromie originali, da studiare comunque, ma qualcuno oggi probabilmente direbbe che sono improponibili, dimenticando che contestualizzati nel periodo ci stanno perfettamente.
Il libro di Julian Cope Krautrocksampler, guida personale alla grande musica cosmica dal 1968 in poi edito da Fazi nel 2006 può essere di valido aiuto nella comprensione del periodo.

Autore : Roberto Ceresini 15/02/2021