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Luglio 2026 - Taras

A stomaco vuoto.
Durante un pranzo con antipasto a base di affettati nostrani (e ce né fintroppo se poi ci vogliamo aggiungere anche la ”torta fritta”), ma che si era caratterizzato per le snervanti lunghe attese fra un piatto e l’altro, qualcuno si era lasciato sfuggire alcune osservazioni, sotto forma dialettale verso l’Oste dove la più lusinghiera era la finale  un ”Femog sora na crosa”, poiché il primo (tortelli di patate al ragù alla Bolognese) aveva preso la stessa strada dell’antipasto e quindi c’era lo spazio per una diatriba se l’uso del dialetto nelle canzoni poteva far parte della della galassia Rock. Una parte riteneva le espressioni dialettali fossero generalmente argute, coincise e con l’uso satirico, uno sberleffo verso i ricchi e i padroni che avevano la presunzione di ritenersi i depositari della purezza della lingua . Lo dimostravano i testi di molte canzoni popolari ed i tentativi, spesso riusciti (Rock, Blues e altro) di percorrere quella via. Invece, per i detrattori, il dialetto era “il gergo dei poveri e degli oppressi”. ”La lingua proletaria è dettata dalla fame e dallo stomaco vuoto. Arrotondando la bocca, che non ha nulla da mordere, il povero biascica le parole per saziarsi di esse“. La discussione, come si deduce dagli interventi, stava per prendere una strada complicata, quando un cameriere si accingeva ad attraccare al nostro tavolo portando con sé non so quanti piatti, colmi di cibo, come fosse un prestigiatore, ma in questo caso con le movenze tipiche dei camerieri, cosìche presto il nostro stomaco vuoto si sarebbe saziato. Si, viaggiare ... lo conosceva veramente.