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A stomaco vuoto.
Durante un pranzo con antipasto a base di affettati nostrani (e ce né
fintroppo se poi ci vogliamo aggiungere anche la ”torta fritta”), ma che
si era caratterizzato per le snervanti lunghe attese fra un piatto e
l’altro, qualcuno si era lasciato sfuggire alcune osservazioni, sotto
forma dialettale verso l’Oste dove la più lusinghiera era la finale un
”Femog sora na crosa”, poiché il primo (tortelli di patate al ragù alla
Bolognese) aveva preso la stessa strada dell’antipasto e quindi c’era lo
spazio per una diatriba se l’uso del dialetto nelle canzoni poteva far
parte della della galassia Rock. Una parte riteneva le espressioni
dialettali fossero generalmente argute, coincise e con l’uso satirico,
uno sberleffo verso i ricchi e i padroni che avevano la presunzione di
ritenersi i depositari della purezza della lingua . Lo dimostravano i
testi di molte canzoni popolari ed i tentativi, spesso riusciti (Rock,
Blues e altro) di percorrere quella via. Invece, per i detrattori, il
dialetto era “il gergo dei poveri e degli oppressi”. ”La lingua
proletaria è dettata dalla fame e dallo stomaco vuoto. Arrotondando la
bocca, che non ha nulla da mordere, il povero biascica le parole per
saziarsi di esse“. La discussione, come si deduce dagli interventi,
stava per prendere una strada complicata, quando un cameriere si
accingeva ad attraccare al nostro tavolo portando con sé non so quanti
piatti, colmi di cibo, come fosse un prestigiatore, ma in questo caso
con le movenze tipiche dei camerieri, cosìche presto il nostro stomaco
vuoto si sarebbe saziato. Si, viaggiare ... lo conosceva veramente. |