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XHOL CARAVAN |
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parte seconda : ELECTRIP |
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Electrip Il secondo album in studio degli Xhol Caravan fu registrato e pubblicato nel 1969. Questo lavoro segna una svolta significativa rispetto al debutto del gruppo, Get in High del 1967 che metteva in luce le origini blues americane dei cantanti Ronnie Swinson e James Rhodes. Ma nel 1969 Rhodes e Swinson avevano lasciato la band, così come le convenzioni pop e blues che in Electrip vengono abbandonate in favore di ampie incursioni nel rock progressivo, nel free jazz, nella fusion, nell'improvvisazione e nella sperimentazione.
La loro cifra stilistica è fatta da aperti richiami jazzistici e una decisa propensione per le improvvisazioni con evidenti similitudini con il Frank Zappa di quegli anni, sia nella musica che nel gusto alla provocazione, al divertissement. Il loro stile può essere considerato una fusione originale di free jazz, rock psichedelico e sperimentazioni elettroniche. Un jazz rock, molto dinamico dove tuttavia, l'uso insolito di strumenti elettrici e manipolazioni elettroniche rese gli XHOL assolutamente unici.
Il disco comincia con il rumore dello sciacquone di un cesso. L’'iniziale "Electric Fun Fair" fa subito capire le intenzioni e le sonorità proposte, un brano dalle influenze prettamente Jazz, strumentale, dove l'atmosfera circense ci catapulta ad una fiera psichedelica. Un brano a metà fra il divertissement serioso e la voglia di esprimersi liberamente partendo da un semplice accordo iniziale, accompagnati da un sassofono che fa da prima donna, su un tappeto di organi e di un'agile batteria "Pop Games" inizia con un chiacchiericcio vocale accelerato che crea un effetto da scoiattolo, ma si trasforma in un brano jazz-rock più stabile dove si mette in luce il duo dei fiatisti, che utilizzano flauto e sax elettrificati, prima che la batteria e le tastiere ingaggino uno stralunato duetto, che evolve in un finale alla Valentyne Suite. "All Green" fa rivivere alcuni aspetti soul psichedelici del passato, con un tocco di allucinazione dato dai virtuosismi di sax e ai rumorismi ma soprattutto dagli assoli di organo e per il vibe già più Krautrock. La quarta traccia, "Raise Up High", che occupa circa metà dell'album, dura quasi 18 minuti e, a differenza delle prime tre, presenta la voce folle del batterista Skip Van Wyck. Questa lunga suite inizia all'insegna del rock&roll più disimpegnato per lasciare poi il passo a un'atipica jam strumentale, fatta di assoli estemporanei e di dialoghi informali, con frequenti cambi nei tempi, alla rincorsa di brevi intuizioni che si riaffacciano e scompaiono di continuo. Non troppo lontano da ciò che faceva l'americano Sun Ra in quel periodo, solo con una maggiore consistenza rock, soprattutto nella forma del basso e della batteria, dato che gli Xhol Caravan erano completamente privi di un chitarrista. Il disco termina con "Walla Mashalla", una sorta di outro di un minuto e mezzo dalle vocalità d'ispirazione Mediorientale, una breve ripresa del pezzo d'apertura.
Oggi l’ascolto di questo album può farcelo sembrare insignificante e datato. Ma un corretto ascolto della musica consiste nel sintonizzarsi con la linea temporale da cui essa è nata, che nel caso di questo album è il 1969. Oggi lo si può considerare un “classico” del primo Krautrock, una svolta unicamente tedesca che ha portato il rock in nuovi territori ed è stato un modello per i molti gruppi jazz-rock tedeschi che sono seguiti.
PS La versione su CD del 2000 contiene due Bonus Track, "Planet Earth" e "So Down" incisioni appartenenti al periodo Soul Caravan. Aggiunta intelligente perchè consente di capire l'enorme salto di stile compiuto dalla band.
Track listing
Personnel
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| Autore : Giorgio Gotti,
Luglio 2026 - archivio discografico: Giovanni Grassi |
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