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Taras Bulba Songs.
“Ho ascoltato cose che
voi umani non sapreste nemmeno immaginarvi ..”
frotte di ragazzini dalle
diverse pezzature, inseguire tutti insieme, in campetti polverosi dove
sopravvivevano pochi ciuffi d’erba, dei palloni destinati a sgonfiarsi.
Lì accanto in uno stanzone spoglio con le pareti macchiate dall’umidità
quattro giocatori davanti a un tavolo capovolto, impugnando ciascuno
un paio di aste a cui erano attaccati delle specie di soldatini
fatti di un materiale che doveva essere molto robusto: colpivano con
violenza una pallina bianca cercando di spingerla dentro a degli spazi
vuoti e se ci riuscivano, insieme al forte rumore producevano un tonfo,
chiamato GOAL che dava grande soddisfazione a una parte dei giocatori e
dei loro tifosi che osservando il gioco aspettavano il loro turno per
entrarvi. Il tutto veniva chiamato con un nome che si rifaceva ad un
tempo, per fortuna, oramai passato.
All’aperto al di sotto di una tettoia, due giocatori (a volte anche 4)
amavano spingere, con decisione, una leggerissima pallina facendola
cadere al di là dl una bassa retina, che delimitava la metà di un ampio
tavolo, utilizzando una specie di larga spatola di legno, il tutto in un
silenzio rispettoso ritmato dal ticchettio della pallina.
Tutto questo veniva chiamato ORATORIO, ma che voleva dire ?
Paolo Conte Azzurro, una bellissima canzone, la numero 1 un gran
pezzo di Italia.
Equipe 84 Tutta mia la città;
scelgo solo questa della mia cosiddetta adolescenza fatta di
frustrazioni, di sogni e desideri mai realizzati. Solo in seguito ho
saputo della sua origine inglese “blackberry way”. Con un testo
completamente diverso.
Francesco Guccini Piccola città ‘Bastardo posto io ti ho
compreso … fra la via Emilia e ‘west… ecc…..’ Sono notevoli le mie
vicinanze con le parole della canzone.
Di Guccini sono tante le canzoni da ‘salvare’, ci metterei anche: Un
altro giorno è andato. Notate come
paragona la giovinezza ad un cane che fugge e velocemente scompare. E tu
lo vedi soltanto per pochi attimi.
Prendiamo Giorno d’estate, Lo
sapevate che certi luoghi della vostra città accadano stranezze.
Immaginate che sia il giorno di Ferragosto di 43 o 44 anni fa e voi non
siete da qualche parte in vacanza e non sentite “fischiare sopra i tetti
un’aeroplano che se ne va”, non sentite nulla perché dalle strade e
dalle case il silenzio è assoluto. Ci stiamo avvicinando alle due del
pomeriggio, esco di casa, inforco la vecchia bici di mia madre e mi
avvio verso la Porta della città che mi è più vicina, detta BIXIO , non
vedo e non incontro nessuno, tutto tace. Percorro i 400 metri (è una mia
stima) pedalando sui marciapiedi in cerca di riparo dai raggi infuocati
del sole per giungere al ponte, che attraversato mi porterà in Centro
Città. Sono da solo in piazza del Duomo dove mi adagio su una delle due
panchine di marmo ricavate da infratti sul muro del palazzo del
Vescovado che ha di fronte la Cattedrale. Ho passato una parte de tempo
pensando a cose che subito dimenticavo. Poi ho fissato la mia attenzione
verso la Chiesa e subito ho notato come i secoli avessero sfregiato le
pietre di marmo della facciata tanto che in alcuni spazi dovevano essere
state apportate successivamente pietre integre. Durante questo periodo
non più di qualche raro pedone era passato per la piazza se si esclude
un curioso personaggio che l’aveva attraversata in auto per 3 volte per
poi scomparire. L’auto era un modello tipo “bara” della FIAT, sul
cruscotto pendevano un certo numero di ninnoli e aveva foto incollate
sui vetri e la carrozzeria. Avete notato come oggi non usi più
appiccicare sulla carrozzeria della propria auto le foto dei luoghi dove
siamo stati in vacanza? L’autista, dai riconoscibili tratti del sud,
viaggiava lentamente con il gomito sinistro che usciva dal finestrino e
la radio accesa trasmetteva canzoni dall’accento romantico.. La facciata
mi appariva come un enorme bassorilievo che cercavo di ricostruire.
Compariva misteriosamente un’immagine bella
che però, quando cercavo di coglierne meglio i particolari,
misteriosamente scompariva.
Poi purtroppo è arrivata una coppia, da terza età e la LEI ha cominciato
a ‘ciacolare’ sul tipo ‘raffica’. Poi . è arrivata a me con ‘ci stà
ascoltando’ ‘ ‘lo vedi ‘ , ‘fa finta di niente” Decido che è ora di
ritirarsi, e ne sto andando, quando alle mie spalle sento dire
‘signore’, automaticamente mi giro e lei, rivolta verso il marito gli
dice “ è italiano hai visto che avevo ragione! Sono passate le quattro
Piazza Garibaldi comincia ad animarsi lentamente, prendo un bibita da
uno dei tavolini esterni del’ Bar Orologio’, passa una mezzoretta, poi
mi avvio verso casa. Ora tutti quei suoni stanno svanendo poco a poco,
lentamente come un treno accelerato che se ne va nella notte nebbiosa
per poi scompare.
Tuttavia per la mia generazione
l’epitaffio più calzante potrebbe essere la metafora dei Naviganti
di Ivano Fossati . Eccola :
Siamo
stati naviganti con l'acqua alla gola
E in tutto questo bell'andare quello che ci consola
È che siamo stati lontani e siamo stati anche bene
E siamo stati vicini e siamo stati insieme
Siamo stati contadini noi due senza conoscere la terra
E piccoli soldati senza amare la guerra
Ci hanno mandati lontano senza spiegarci bene
E siamo stati male ma siamo ancora insieme
Grandi corridori di
corse in salita
Che alzavano la testa dal manubrio, per vedere se fosse finita
Allenati alla corsa, allenati alla gara
E preparati a cadere e a tutto quello che s'impara
Innamorati della sera, innamorati della luna
Conoscitori della notte senza averne paura
Innamorati di quel fiore che non vuole mai dire
Ecco, è tutto finito e bisogna partire
Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
Lasciando scivolare il libro che ci ha aiutati a capire
Che basta un filo di vento per venirci a guidare
Perché siamo naviganti senza navigare mai.
La metafora è chiara,
restano dubbi sul significato di questi versi: siamo stati “piccoli
soldati senza amare la guerra. Ci hanno mandati lontano senza spiegarci
bene “….
Ricordo che “la mia generazione ha perso.” Per fortuna come ha detto
qualcuno.
Prestigiosi dirigenti chiedevano umiltà e militanza obbediente ; non
hanno saputo dare un impronta diversa (che comprendesse libertà
individuali e diritti sociali) o formare dei successori che superassero
ideologie anacronistiche e perdenti, molto LONTANE dalla realtà e se
l’hanno fatto è stato quando era ormai tardi, per necessità ; però i
loro figli studiavano al MIT e alla London school of economics.
Di Fossati aggiungerei
Panama
e Una notte in Italia,
non possono altro
che farci bene.
Vedi cara – Francesco Guccini
per chi ama l’amore
problematico.
Autogrill –
Francesco Guccini
Jazz - Francesco de Gregori
Un’altra vita – Franco Battiato
Ci sarebbe bisogno di un
‘altra vita. Fra desiderio e realtà; citando l’incipit di Berenice di
E.A. Poe.“E’' la memoria della felicità passata che forma l’angoscia di
oggi o le agonie esistenti hanno origine dalle estasi che avrebbero
potuto essere”.
Viva l’Italia -
Francesco de Gregori
Perché ? perché
SI!
Sotto le stelle del
messico a trapanar - Francesco de Gregori
grazie, abbiamo già dato
tempo fa.
Disperato Erotico Stomp - Lucio
Dalla
così sono stato io così sei stato tu
così sono stati loro
Bartali – Paolo Conte
Bella storia
Polenta e galena fregia - Davide van des froos
questo ci becca
Voglio una donna –
Roberto Vecchioni
Bisogna riconoscergli
coraggio
Con le mani – Zucchero
Diamante - Zucchero
non è male il nostro blues-man con
la faccia da contadino emiliano.
Alla fiera dell’EST –
Angelo Branduardi
Lasciatemelo
stare,
nessun contemporaneo è riuscito a creare una filastrocca così
Currucucù – Franco
battiato
Povera patria
La guerra di Piero –
Fabrizio De Andrè
Creuza de ma’– Fabrizio De Andrè
Il testamento di tito – Fabrizio De Andrè
Carlo Martello ritorna dalla
battaglia di Poitiers – Fabrizio De Andrè
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